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(da Il Secolo XIX di martedì 1 Dicembre 2009)
LE BARRIERE SOCIALI SI ABBATTONO IN AULA
Un preside difende il concetto di "istruzione pubblica" e spiega come si può superare la mixofobia, cioè la paura di mescolarsi
In questo momento in cui la scuola pubblica è costretta dalla penuria di risorse (umane e finanziarie) a diminuire il tempo-scuola e chiedere alle famiglie un “contributo volontario” per “cucire il pranzo con la cena”, la scuola privata sembra rappresentare per le famiglie una soluzione efficace in termini di costi-benefici.
Allora perché oggi dei genitori dovrebbero iscrivere il proprio figlio, al di là di una ragione di vicinanza, alle scuole pubbliche del Circolo di Borgoratti?
L’aspetto peculiare non è tanto l’identità e il radicamento territoriale delle piccole scuole di collina come quelle di Apparizione, di Bavari e San Desiderio, o di quartiere come la scuola Giustiniani, che pure le rende speciali per quelle comunità.
Non è neanche l’attenzione progettuale che il Circolo esprime nella costruzione di una “comunità scolastica”, attraverso la diffusione capillare delle informazioni, con l’intento di coinvolgere anche i genitori nelle scelte di indirizzo della scuola.
Né lo sforzo di costruire una “comunità professionale” ove i docenti si riconoscano nei medesimi obiettivi, condividano i metodi e le verifiche dei risultati di apprendimento degli alunni, con lo scopo di vincere la sfida, che ogni alunno in uscita dalle scuole del Circolo, abbia avuto le stesse opportunità per ottenere le conoscenze, abilità e competenze di base, previste dal corso di studi.
Ebbene la questione cruciale non sta negli argomenti elencati, che pure declinano la qualità di un’istituzione, ma risiede nel fatto che la scuola di Borgoratti è pubblica, cioè “una scuola di tutti e per tutti” e nell’aver assunto questa peculiarità come elemento progettuale.
Le nostre scuole sono aperte ai bambini che abitano il territorio, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Costituzione), e programmano gli interventi educativo-didattici su queste diversità. Il nostro Pof concretizza in progetti, l’intervento sulle differenze, come ad esempio la rilevazione precoce delle difficoltà specifiche di apprendimento (DSA), la costituzione di un “Polo morbido” per alunni con disabilità gravi e l’insegnamento dell’italiano come lingua straniera per gli alunni di lingua diversa.
E che cosa offre la “scuola di tutti” a chi, per così dire, non si ritiene “diverso”. In altri termini: quali sono i vantaggi nel frequentare una scuola “colorata” da tante differenze?
Se è vero che il desiderio di ogni genitore è quello di dare al proprio figlio le maggiori opportunità per orientarlo nella società futura, la “scuola di tutti” consapevole del proprio ruolo, rappresenta il famoso arco del poeta turco Kahlil Gibran, “che lancia i figli verso il domani”, perché nella “scuola di tutti” quel domani è già oggi.
Le nostre aule rappresentano le strade e le piazze della nostra città, e rendono palesi gli effetti della globalizzazione a questo punto irreversibile, con la quale occorre fare i conti: siamo tutti interdipendenti ed interconnessi, come la nota farfalla di Mac Luhan insegna.
Le nostre classi colorate di mille differenze sono laboratori in cui si sviluppano i modi di imparare a trarre beneficio dalle diversità, partendo dall’accettazione e dal diritto di cittadinanza, per evolvere dall’atteggiamento di tolleranza a quello della solidarietà, superando la paura tipica della città contemporanea, quella che Zygmunt Bauman chiama “mixofobia”, cioè la paura di mescolarsi.
Il percorso di integrazione che la nostra scuola si propone, comporta il riconoscimento che nella differenza c’è un potenziale critico senza precedenti: il fatto che gli alunni condividano esperienze, ricordi, visioni del mondo molto diverse, li porterà a divenire cittadini responsabili nella società multiculturale che abiteranno, protagonisti di un nuovo sviluppo culturale ed economico.
Non ci siamo dati un compito facile perché l’accettazione e il confronto mette a dura prova la mente e le emozioni, anche perché non sembrano esserci soluzioni precostituite.
Questo è davvero il valore aggiunto della “scuola di tutti e per tutti”.
Il Dirigente Scolastico
della Direzione Didattica statale di Borgoratti
Gino Facen
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